In questo stretto stivale raramente qualcuno si assume fino in fondo le responsabilità delle proprie azioni. Non è realmente nostro costume. Ultimamente l’assunzione di responsabilità sembra essere inversamente proporzionale all’importanza sociale del colpevole o al grado di gravità della colpa stessa. Solitamente, nel caso in cui l’errore non sia eccessivamente spiacevole o importante, un capro espiatorio lo si trova facilmente tra i propri avversari o scegliendo a caso tra qualcuno di debole. Quando però si ha a che fare con “la fine del mondo”, la faccenda si complica notevolmente. E così è stata descritta dalla maggior parte dei testimoni e dei superstiti la tragedia di Viareggio: “la fine del mondo”. 14 morti. 37 feriti. 16 feriti gravi, di cui la maggior parte con più del 90% del corpo con ustioni gravi, tra il terzo e il quarto grado. Le quattordici persone decedute sono morte carbonizzate. Tra queste c’erano dei bambini. Chiunque sia un pendolare, utente delle Ferrovie dello Stato nello stretto stivale, ha assistito almeno una volta al passaggio di un treno merci in stazione a velocità sostenuta. Troppo sostenuta. Alta velocità. Ma non il servizio “luccicante” – come ricorda una nota critica appena rilasciata dall’assemblea nazionale dei ferrovieri – che riempie i cartelloni pubblicitari, le brochure e i countdown nelle stazioni ferroviarie italiane. Un’alta velocità pericolosa, a pochi centimetri dalle banchine. A provocare il disastro non è stato un errore umano: il vagone che ha innescato la bomba di Gpl è deragliato perché ha ceduto un asse. Questo hanno dichiarato le autorità e Mauro Moretti, AD delle Ferrovie. Una testimone oculare ha dichiarato invece che il convoglio viaggiava ad una velocità sostenuta. Andava veloce, molto veloce. I macchinisti si sono salvati, si sono allontanati di corsa dai vagoni deragliati prima che scoppiasse l’inferno. Questo non è un processo. Sono avvenimenti e testimonianze di oggi e di ieri – e dell’altro ieri e del giorno prima ancora – riportati congiuntamente e non frammentati secondo le convenienze, come è invece successo nelle ultime ore. “La rottura di un asse di un carrello del vagone merci è un incidente tipico che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante l’elevatissimo rischio connesso. Esso si è ripetuto innumerevoli volte, sempre fortunatamente con conseguenze meno gravi, da ultimo nei giorni scorsi sempre in Toscana, a Pisa S.Rossore ed a Prato” hanno aggiunto i delegati dell’RFI. Un treno merci attraversava ad alta velocità la stazione ferroviaria di Viareggio. L’asse di un vagone carico di GPL si è rotto. Cinque palazzine sono andate distrutte. Un bambino ustionato è stato ritrovato tra le macerie mentre il nonno guardava. I corpo dei suoi genitori sono già stati estratti senza vita. Quattordici cadaveri aspettano di essere identificati. Qualcuno verrà dichiarato responsabile o le colpe rimbalzeranno fino a svanire?
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Benvenuti in questo Stivale troppo stretto, dove delle semplici escort si trasformano in marionette dal “mandato ben retribuito” che agiscono per mano di figure politiche. Benvenuti in questo Stivale al contrario che, oltretutto, calza anche male, dove se si commette un errore, o più di uno, è sbagliato ammettere le proprie colpe ed al contrario, negare l’evidenza ad oltranza incrementa il prestigio ed il rispetto nei propri confronti. Benvenuti in questo stretto Stivale, discendente delle caligae degli antichi imperatori romani come Augusto e Marco Aurelio, ma anche Nerone e Caligola, protagonisti di un’epoca ed una tradizione tanto prestigiose quanto oscure, le quali passarono senza svanire lasciando un traccia che a tratti sembra riaffiorare portando con sè le ombre di quei modelli di potere. Ancora una volta.
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Welcome in this too tight Boot, where simple escorts turn into puppets with a “well-paid mandate” who act on behalf of political figures. Welcome in this upside down Boot which, in the bargain, doesn’t fit well, where if you do the crime (or the crimes), you don’t do the time and it is wrong to admit guilt and on the contrary, deny the obvious to the bitter end increases your own reputation and the respect toward you. Welcome in this tight Boot, descendant of the caligae of the roman emperors as Augusto and Marco Aurelio, but also Nerone and Caligola, protagonists of an age and a tradition as much prestigious as dark, which went by without vanishing leaving a trace that sometimes seems to come back to light bringing the shades of that models of power. Once again.
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